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Tag: democrazia

Perché il mondo vira a destra?

Che cosa cerchiamo quando scegliamo chi ci governa? Risposte, protezione, qualcuno che ci ascolti. Ma quando queste aspettative restano deluse, può diventare seducente la promessa di un capo che decida per noi.

Forse è da qui che bisogna partire per comprendere il richiamo della destra: dalla distanza fra ciò che le persone vivono e ciò che la politica riesce a vedere. 

Paura del futuro, precarietà, solitudine, sfiducia. Per chi si sente trascurato, parole come ordine, sicurezza e appartenenza possono avere una forza che un programma politico non riesce più a trovare.

Le ragioni del voto sono diverse e scegliere la destra non significa necessariamente desiderare un governo autoritario. Ci si affida a chi risponde alle esigenze più immediate, ed è proprio il bisogno di risposte che può trasformarsi nella disponibilità ad affidarsi a qualcuno senza più metterlo in discussione.

Forse il desiderio di essere comandati nasce, almeno in parte, da una richiesta di ascolto rimasta senza risposta. Se la democrazia viene percepita come lontana, lenta, incapace di incidere sulla vita quotidiana, chi promette soluzioni immediate può apparire più credibile.

Il Brasile entra in questa riflessione con una domanda: può essere un baluardo della democrazia? 

Più che cercare un unico Paese capace di difenderla, dovremmo chiederci che cosa la renda credibile, lì come altrove. 

Quanto sappia ascoltare, ridurre le disuguaglianze, offrire opportunità e garantire il diritto al dissenso.

Perché la democrazia non vive soltanto nel momento del voto. 

Vive nella possibilità di fare domande, criticare chi governa, raccontare ciò che non funziona. 

Vive anche nelle voci scomode. E deve tornare a dare risposte credibili. La promessa di un capo che risolve tutto può sedurre, ma affidargli il governo non può significare consegnargli anche la nostra libertà di espressione.

Chi aspetta cure, lavoro, sicurezza e dignità deve poter riconoscere nella democrazia una possibilità concreta di migliorare la propria vita. Altrimenti la distanza cresce e la promessa di un capo che risolve tutto trova altro spazio.

Ma affidargli il governo non deve significare consegnargli la nostra libertà di espressione. Il consenso gli dà il diritto di governare, non quello di sottrarsi al giudizio.

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