Quando le nostre tradizioni sono un tatuaggio sulla pelle

Pezzi di noi - Il Blog

"La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia, passando per l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia.”

A. Schopenhauer

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Cominciamo con il nome: porto il nome della nonna paterna, spettante alla primogenita del figlio maschio, nome che però a mia madre non piaceva, e non è piaciuto mai neanche a me. Per anni a scuola quando facevano l’appello e dovevo alzarmi per dire “presente” avevo un sussulto, e ancora oggi quando firmo un documento ufficiale, uso un nome che sento non appartenermi.

La mia cara nonna, nel suo dialetto molisano si lamentava ”perché le avete messo il mio nome se la chiamate con un altro? ”aveva ragione ma la risposta era sempre la stessa ” è più breve” le si rispondeva per non dirle che quella tradizione non piaceva a nessuno, era stata subita.
Però devo a nonna le mie belle gambe, quando sono nata, seguendo le tradizioni paesane, mi ha fasciata come un salame per più di un mese perché “così le gambe sarebbero state dritte”.
Sono nata brutta, mia madre non lo ha mai ammesso ,ma io mi rivedo nelle poche foto che mi sono state fatte appena nata e avevo con un faccino scuro, una testa a forma di pera piena di capelli neri dritti e avvolta nelle fasce fino a sotto le braccia sembravo una di quelle bambole “Reborn Babies”.

la-famiglia-2Ho sempre sgomitato, da quando piccolina, è nato mio fratello, bello come il sole con due occhioni azzurri, biondo e grande che sembrava già un bambino di due mesi, e non piangeva, sorrideva. Era arrivato un angelo dal cielo !!

La mia famiglia, meridionale essendo io la primogenita , era il maschio, l’erede, che aspettava. E poi la fortuna, il nome del nonno era già stato dato al primo nipote quindi per lui è stato scelto un nome che piaceva.

Sono passata per tutte le prove che si richiedono alla figlia femmina di una famiglia meridionale e tradizionalista. Rispettare papà ,prima di tutto, sempre, qualunque cosa dica o faccia, tornare a casa in orario, sempre, qualunque cosa accada, non frequentare ragazzi se non prima conosciuti e approvati in famiglia, studiare con ottimi risultati, fare da grande l’insegnante, perché cosi puoi dedicarti alla famiglia. Possibilità di dire la tua? Quasi nulla. Tutto scritto e segnato.

la-famiglia-3Avevo cinque anni e mio fratello uno, mio padre conosceva un fotografo, lo chiamò a casa per fare delle foto.
Dopo qualche giorno ci fu recapitata una busta, di quelle grandi, dentro c’erano quattro foto in bianco e nero solo di papà e mio fratello, eh già! Padre ed erede. Nelle foto mio padre era in piedi fuori al terrazzino di casa che abbracciava il fratellino trattenendolo sul cornicione, in un atteggiamento scherzoso.. Era veramente bello mio fratello, la gente si fermava per strada a guardarlo, poi guardavano me, che non mi staccavo dal passeggino, e mi dicevano:” come ti chiami? Anche tu sei molto carina”. Carina, io ero carina, e mia mamma cercava di dirmi sempre che aveva due figli bellissimi, ma il suo era un cuore di mamma.
Boccoli biondi lunghi, occhioni azzurri vispi, sorriso che accennava al pericolo di stare sorretto sul cornicione. Indossava un grembiulino con un grande coniglio disegnato, sopra un pantaloncino corto, ai piedi calzini bianchi nei famosi sandali con gli occhielli.
Le ho stampate nella mente quelle foto, indelebili. Io non ho una foto con mio padre credo fino all’età di 14/15 anni, peraltro in gruppo familiare. Con questo non voglio dire di non essere stata amata, sono sempre convinta che l’amore per i figli si moltiplica e non si divide, ma sono stata amata “secondo tradizione”.

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Però come il brutto anatroccolo poi sono diventata un cigno!

Antonella Biscardi